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Il giovane Martone tra postavanguardia e collettività
Date
Mon 20 October 2025
Timings
17:30
Entry
Free
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Il regista Mario Martone, in dialogo con la scrittrice Maria Grazia Berlangieri che ne ha curato il libro-racconto Ritratto del regista da giovane (Marsilio), ci svela un suo lato inedito, quello della produzione giovanile, negli anni 1977-1986, tra postavanguardia e collettività, periodo in cui il regista trova nella seconda avanguardia lo spazio e le relazioni per poter esprimere una propria idea di teatro nel segno dello scavallamento degli ambiti artistici.
Mario Martone è regista teatrale e cinematografico, tra gli artisti italiani più amati dal pubblico e dalla critica. La sua carriera inizia da giovanissimo con la fondazione negli anni ’80 del gruppo Falso Movimento con cui realizza spettacoli che fondono gli elementi del teatro, del cinema, della musica e delle arti visive. Successivamente fonda la compagnia Teatri Uniti con cui affianca, all’attività del palcoscenico, quella cinematografica, debuttando con Morte di un matematico napoletano che nel 1992 vince il Gran premio della giuria al Festival di Venezia. È solo il primo di una prolifica serie di successi cinematografici che negli anni vede Martone sperimentare linguaggi e formati sempre più ambiziosi. Ha diretto i teatri stabili di Roma (dove ha creato il teatro India) e di Torino. L’approdo alla lirica risale al 1999 con un fortunato allestimento di Così fan tutte di Mozart al San Carlo di Napoli, successivamente ripreso due volte con la direzione di Claudio Abbado. Ultradecennale è il rapporto con il Teatro alla Scala. Tra i successi dell’attività scaligera spiccano Cavalleria rusticana e Pagliacci del 2011, la prima opera di Verdi Oberto conte di San Bonifacio, il trittico di opere di Giordano La cena delle beffe, Fedora e Andrea Chénier, con cui si inaugura la stagione 2017/2018, Chovanščina di Musorgskij, premio Abbiati come migliore spettacolo lirico nel 2019 e la nuova produzione di Rigoletto, nel giugno del 2022.
Maria Grazia Berlangieri è professoressa associata di storia del teatro e tecnologie digitali per lo spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma, dove insegna Tecniche di scrittura intermediale per le Performing Arts. I suoi studi, caratterizzati da una forte vocazione transdisciplinare, sono incentrati sulla storia e l’estetica del teatro del Novecento e del teatro contemporaneo, sugli archivi dello spettacolo e sull’uso delle nuove tecnologie nell’ambito delle Performing Arts in un’ottica postdigitale e postumanista. È responsabile dell’Artificial Intelligence and Machine Learning Laboratory for Digital Humanities presso la Sapienza. Ha pubblicato, tra gli altri, Il teatro dell’Università di Roma 1935-1958. Crocevia di teoresi e pratiche teatrali (2016) e Performing Space. Lo spazio performativo e l’hacking digitale (2021).