In Italia Tiktok è spesso descritto come un social di «balletti», adatto alla frivolezza incolta delle generazioni più giovani. È un paradosso, per uno spazio ricchissimo di contenuti profondi. Ma è anche emblematico: in un Paese che invecchia, e che sempre più è governato da logiche gerontocratiche, chi ha meno di trent’anni (figuriamoci meno di venti) si ritrova delegittimato in partenza. Il che non danneggia solo le persone più giovani: a privarsi delle infinite risorse dei ventenni (cultura, intelligenza, sguardo critico) è la società nel suo insieme. Parlare ai giovani, parlare da giovani: un doppio imperativo per un paese da tempo in stasi.